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Come superare un blocco creativo

Cos’è un “blocco creativo”?

È quella particolare situazione in cui non hai idee o nei hai così tante da risultare tutte confuse, in cui non riesci a mettere giù niente e tutto quello che produci, artisticamente parlando, ti sembra sbagliato. È lo stato più temuto da creativi, artigiani e artisti ed è anche il più comune da sperimentare per queste stesse categorie.

Perché si ha un “blocco creativo”?

Bella domanda. Non esiste una sola motivazione, ma molteplici: stress, problemi personali, malattia, ansia, aspettative troppo alte, sabotatore interiore, etc. Se sei una persona che crea per passatempo la soluzione migliore è aspettare, cambiare medium creativo, lasciar perdere per qualche giorno o anche qualche mese e la situazione si sbloccherà da sola. Ma se la creatività è parte integrante del tuo lavoro? Ecco, allora è cacca.

Nel mio caso, la creatività È il mio lavoro. Le parole sono il mio lavoro. E adesso sono due mesi che le parole mi sfuggono. Sono presenti nella mia testa, ma più cerco di afferrarle più queste scappano veloci e scivolano tra le dita. Io sono parole. Lo sono da sempre. Parole tradotte e insegnate prima, parole intrecciate in fili di metallo adesso. I miei gioielli raccontano storie di parole e metallo, pietre e cristalli. E se le parole non si fanno più prendere, diventa un bel problema.

Dove sono finite le mie parole?

Sono scappate, si sono nascoste, sopraffatte dale parole parole parole che ci affollano e ci sommergono ogni giorno. Tutti hanno un’opinione e devono condividerla, tutti leggono un libro o guardano un film e devono farne una recensione, tutti i creativi improvvisamente presentano i loro prodotti attraverso storie e racconti, tanto che il concetto di storytelling sta sfuggendo di mano. Anche la cornice di maccheroni e porporina ha una storia strappalacrime di rivalsa personale così toccante da meritare l’Oscar.

Le mie parole si sono nascoste anche perché alcune scelte fatte di pancia tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 si stanno rivelando sbagliate, per lo meno nella tempistica, e mi stanno prosciugando a livello fisico, emotivo, mentale e monetario.

Le mie parole mi scivolano tra le dita perché dopo un Dicembre in cui ho dato tutto e di più come ogni anno, mi trovo a fare i conti con un Gennaio/Febbraio in cui la curva sinusoide della depressione clinica prevede un periodo di down dopo un periodo di super attività, come ogni anno. E in questi momenti le parole svicolano, si fanno rarefatte, sfuggono alla lingua e alla memoria.

Tutto questo mi ha portata ad un blocco creativo. Succede. È successo. Succederà ancora.

Come si esce da un blocco creativo quando di creatività è composto il tuo lavoro e non puoi semplicemente aspettare che passi?

Ecco cosa sto facendo io:

  • Ho ripreso a leggere come appuntamento fisso e obbligato mezz’ora una volta al giorno. È segnato in agenda. Minimo quella mezz’ora, se poi ho piacere e trovo altro tempo, ancora meglio, ma mezz’ora al giorno è obbligatoria. Quando ti senti vuota: leggi.
  • Ho ripreso a scrivere quotidianamente, rigorosamente a mano su carta. Sembra un po’ un contro senso: ho perso le parole, non riesco più a scrivere e allora cosa faccio? Scrivo. È il tipo di scrittura che è diversa, scrivo per me stessa, scrivo a ruota libera, scrivo senza pensare a SEO, marketing, ne altro. Scrivo per il semplice gusto di appoggiare la penna sul foglio e tracciare solchi che diventano parole, frasi, intere pagine. Questi pensieri quotidiani li pubblico ogni mattina sulla pagina Facebook di Nekojewels, sono pensieri random che parlano di tutto e di niente, di me e dei miei cani, del mio lavoro, della mia vita.
  • Ho ripreso il mio rito quotidiano di “una cosa bella a caso”. È un rito di una semplicità disarmante che ha effetti sorprendenti. Te ne parlerò con calma in un prossimo post!
  • Ho continuato a creare, a tessere, a intrecciare storie. Con più fatica, con più lentezza, con meno soddisfazione, controvoglia, ma ho continuato. Perché è il mio lavoro e, come qualcuno ha detto, se fai della creatività il tuo lavoro e poi aspetti solo l’ispirazione per lavorare, cambia lavoro perché evidentemente non fa per te.

Ho messo in atto gli strumenti che conosco perché non voglio “aspettare che passi”. Non voglio perché è il mio lavoro, ma soprattutto perché per due anni ho aspettato che altre cose passassero senza fare niente, convinta che le crisi depressive non fossero poi così gravi visto che alla fine ne uscivo sempre. Ho preso in mano gli strumenti che ho imparato ad usare in questi anni di psicoterapia, con fatica, con dolore, lottando contro me stessa, sforzandomi ogni giorno, ogni mattina, obbligandomi a prendere in mano pinze e fili.

Non serve soffrire di depressione clinica per avere un blocco creativo, nel mio caso è solo un po’ più tosto perché arriva come conseguenza di altre cose ben più profonde, ma insomma, se riesco ad uscirne io, può farlo chiunque!

Voglio però sottolineare una cosa: i blocchi creativi, le crisi creative, chiamale come preferisci, capitano. Capitano anche se la creatività fa parte del tuo lavoro, ma questo NON vuol dire che hai fatto la scelta sbagliata. Le crisi capitano, la differenza sta nel come le affronti, negli strumenti che usi, di come ne esci cambiata. Anche se fai un lavoro creativo PUOI avere un blocco creativo, datti il permesso di averlo, riconoscilo e non pensare mai che questo voglia dire che hai sbagliato lavoro. Mai. Non permetterlo a te stessa ne a nessun altro.

A volte dai blocchi creativi nascono vere e proprie meraviglie, in uscita una delle ultime crisi mi sono detta: per riprendere la mano alle tessiture inizio da qualcosa di semplice seguendo un tutorial così non devo nemmeno pensare al design. Ne ho scelto uno di Nicole Hanna, durante la realizzazione ho come sempre deragliato verso altri lidi totalmente personali, e la “cosa semplice” è evoluta in una delle creazioni che ho più amato:

Pendente con fili di rame intrecciati e ametiste.

Karakal, uno dei Great Old Ones, gli Dei Antichi. La sua storia narra del cuore di un dio che non smette mai di battere, perché il cuore di un dio vive in ogni suo fedele, il cuore di un dio intricato, prezioso e senza tempo, ha sempre spazio per accogliere quanto di meraviglioso la vita sa donare.
Un pendente importante, intricato come i miei pensieri quando l’ho realizzato, ricco ed intenso come le emozioni che mi pervadono, ma con il centro vuoto, come il mio, che attende di essere colmato di luce.

Puoi trarre forza e ispirazione da tutto, anche da un blocco creativo.


Lascia che le tue cicatrici splendano di luce.
Michela.

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