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L’anima degli oggetti.

Abbiate cura degli oggetti quando li usate, state contribuendo a creare la loro anima.

Non riesco a definirmi aderente ad una religione specifica, credo che esista un “qualcosa” ma ho difficoltà nel dargli un nome. Sono però molto vicina al pensiero shintoista.

Lo shintoismo è considerato la religione autoctona e ufficiale del Giappone, in realtà è più una filosofia di vita che una religione come la intendiamo noi in Occidente. È animistica e politeistica, ha origini risalenti a prima del 400 a.C., però troviamo i primi due testi scritti solo dal 700 d.C. e sono il Kojiki and Nihon Shoki, prima di allora si tramandava esclusivamente per via orale, cosa preferita anche adesso, in realtà.

Tra i concetti che caratterizzano lo shintoismo c’è quello a me molto caro dell’anima degli oggetti.

Sì, gli oggetti hanno un’anima, tutto ha un’anima, perché fa parte dello stesso “divino” di cui facciamo parte anche noi e in cui ci muoviamo.

L’anima degli oggetti è formata da tre parti:

  1. La prima è data dai materiali che lo compongo.
  2. La seconda da chi crea l’oggetto lavorando la materia.
  3. La terza si forma grazie alla vita dell’ oggetto, all’uso che ne viene fatto. Da qua si sviluppano anime e spiriti vendicativi, desiderosi di aiutare, dispettosi, etc a seconda di cosa hanno vissuto.

Quando creo, questo concetto è ancorato nel mio kokoro, insieme di corpo, spirito/mente e anima/cuore, per far sì che ogni creazione, ogni storia intrecciata abbia già un’anima estremamente ricca nelle prime due parti, a voi toccherà costruirne la terza e più importante 🤍

Un libro amato, letto, “usato” e poi passato, regalato o venduto, ad altri perché la sua vita continui è un esempio virtuoso che porterà l’oggetto in questione a sviluppare un’anima desiderosa di aiutare. Oggetti accumulati, mai usati, abbandonati, non riparati, maltrattati, negli anni svilupperanno quella che è considerata un’anima cattiva, vendicativa, portatrice di sventure.

Non sempre possiamo regalare, vendere, riusare o riparare qualsiasi oggetto, sarà sufficiente però ringraziarlo per il servizio che ci ha reso prima di gettarlo nel riciclo, perché sia felice e soddisfatto.

Spesso si sente dire che in epoca contemporanea, soprattutto in occidente “si amano gli oggetti e si usano le persone”, la verità è che il modo migliore per amare un oggetto è USARLO! Farlo vivere per ciò per cui è stato creato.

E allora, tira fuori quegli adesivi e attaccali! Prendi quel notebook bellissimo e scriveteci sopra, disegnaci con quelle penne bellissime mai usate! Indossa quel vestito speciale, beviti quel vino lasciato “per le occasioni importanti”, indossa ogni giorno un gioiello diverso tra quelli che ami, vivi avventure quotidiane con ciò che hai scelto di portare nella tua vita 🥰

Un Torii (鳥居), il tradizionale portale d'accesso che conduce a un santuario shintoista detto "jinja" o a una qualsiasi area considerata sacra, in mezzo all'oceano. Foto di Snowscat su Unsplash.
Un Torii (鳥居), il tradizionale portale d’accesso che conduce a un santuario shintoista detto “jinja” o a una qualsiasi area considerata sacra, in mezzo all’oceano.
Foto di Snowscat su Unsplash

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